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Tanto per dare la dimensione del successo, The Avengers ha superato classici quali Superman, Tootsie, Lawrence d’Arabia, Rocky e Ghost e in settimana sorpasserà Ritorno al Futuro, Animal House, My Fair Lady e Bambi. L’obbiettivo dei 500 milioni di dollari dovrebbe essere superato nel giro di un paio di settimane ed il film dovrebbe chiudere in una forbice compresa tra i 550 e i 600 milioni di dollari in America e 1 miliardo e mezzo worldwide.Questa settimana erano ben tre le new entry attese con un parco cinema a disposizione di oltre 300 sale cadauna, ma sembra che se ne siano accorti in pochi. Battleship esordisce con 25 milioni, un dato piuttosto deludente visto il costo del film, Il dittatore segue con 17 milioni nel weekend e 24 in totale (è uscito mercoledì), mentre la commedia Che cosa aspettarsi quando si aspetta ottiene appena 10 milioni dovendosi accontentare del quinto posto, dietro a Dark Shadows, arrivato a 50 milioni e anch’esso deludente.

Investito al suo esordio della carica di possibile guida del cinema indipendente, Steven Soderbergh vinse a sorpresa la Palma d’oro e la carta d’ingresso nel mondo del cinema ufficiale, legato alle produzioni regolari e alla top list del box office.Con un’apertura “più che mai” all’insegna dell’azione comincia questa domenica una nuova settimana di film in tv sospesa fra tumulti adrenalinici e ispirazioni di alta cultura letteraria. Charlie’s Angels: Più che mai (Italia 1, 19.25) è la seconda avventura per il grande schermo delle atletiche agenti speciali al servizio segreto del misterioso Charlie, in cui le Angels degli anni 2000 (Cameron Diaz, Drew Barrymore e Lucy Liu) si trovano ad affrontare l'”angelo caduto” Demi Moore. Il male ha d’altronde sempre qualcosa di più affascinante rispetto alle più ordinarie forze del bene, come dimostra anche quel grandissimo film che è Il silenzio degli innocenti (La7, 21.Ieri è stato il giorno di Michael Moore che, tornato al Festival di Cannes tre anni dopo aver conquistato la Palma d’oro con Fahrenheit 9/11, ha presentato Sicko, un documentario che racconta le inefficienze del sistema sanitario americano.

Un’Italia dove gli uomini di mezza età confabulano ancora con i cani, dove certe bellezze femminili infiammano la cinepresa in kammerspiel ontologici o in thriller con echi drammatici, dove certi vecchi e certi bambini sono protagonisti silenziosi di kolossal astratti che vogliono parlare allo spettatore così come farebbe un libro e spiegano, con un retrogusto particolare, la difficoltà di ogni individuo ad affrontare la propria esistenza. Giuseppe Tornatore è appunto questo. un regista che sa farsi amare dal pubblico perché schietto e onesto, perché anche il più semplice degli uomini riesce a comprendere e subire la sua fascinazione per quel mezzo cinematografico cui l’autore dà gloria, perché capace di creare, con il suo lavoro, quella luce che squarcia il buio e ti trascina nell’emozione e nella Storia più longeva del cinema italiano.

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