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Straniero e privato della sua identità, fatta a pezzi da un trauma e un volo tragico nel fiume, il protagonista di Unknown è mosso dal desiderio ossessivo di rimettere insieme i pezzi di sé, di trovare una logica al caos in cui lo hanno evidentemente precipitato e di evadere da una città che toglie il respiro e preclude la libertà di movimento. Soffocato dalla claustrofobia urbana, trascurato dalle istituzioni, confinato nella solitudine di un isolamento forzato l’uomo comune di Neeson, sceso dall’aereo e destinato a un piacevole soggiorno berlinese, è costretto ad arrangiarsi trovando nel suo agire impacciato l’uomo d’azione. Ma è a questo punto della storia che il regista reinventa la classica narrazione “a colpo di scena” della letteratura thriller, appagando i piaceri più immediati dello spettatore e gratificandone insieme gli aggiornati compiacimenti culturali.

Non ho pensato subito all’intreccio, quello è venuto da solo. Alla fine mi è andata bene: con queste premesse, avrei potuto fare anche un film orribile.Come ha lavorato sulla fotografia?Allen: Ho lavorato con un fotografo di New York, sensibile e bravo. Per rappresentare Parigi volevo una fotografia calda, sui toni del marrone e del rosso, evitando completamente quelli del blu.Come si è trovato a lavorare a Parigi?Allen: Benissimo, è una città splendida anche quando piove: ci venni la prima volta nel 1965 e mi sembrava di conoscerla già, perché l’avevo vista in tanti film.

Qui invece siamo di fronte a una semplice e semplicistica “caccia al Marine”, recitata male, scritta peggio e diretta senza impegno da un regista, Martin Weisz, che non riesce a introdurre il benché minimo elemento innovativo nella messa in scena di una storia già vista centinaia di volte.Siamo evidentemente ben oltre il mero disimpegno, ma sfociamo drammaticamente nella inutilità più assoluta. Anche gli appassionati di questo genere di pellicole rischiano di restare delusi: paradossalmente, il vuoto siderale derivante dall’assenza dello script, non viene nemmeno colmato con scene particolarmente raccapriccianti e originali, e il film procede lentamente e senza offrire la benché minima suspance dal primo all’ultimo minuto. L’unica cosa positiva è che Le Colline hanno gli occhi 2 dura appena 80 minuti: chi dovesse capitare per caso in sala, sappia almeno che la sua sarà una sofferenza breve.Nel deserto dove anni prima si era svolta la carneficina di turisti Americani, una equipe di scienziati Governativi scompare misteriosamente.