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Riuscire a superare la prova di resistenza può mettere in crisi anche un solido rapporto. Il regista francese utilizza una commistione di fiction e documentario per denunciare una situazione molto più comune di quanto si possa pensare. I tempi sono a volte dilatati, a volte pressanti, ma la durata del film (due ore un quarto!) non riesce a scorrere senza qualche perplessità.

Improving school feeding in India Meir. 17. Care for development: contributions toward a hunger free 592 pp. Di Valentina Za e Silvia AloisiMILANO (Reuters) L’ultima rivoluzione ai vertici di Luxottica, con due amministratori delegati, sfida una delle regole d’oro anglosassoni del buon management: mai due teste al timone.Con la nuova struttura, che vedrà la nomina del manager di lungo corso di Procter Gamble Adil Mehboob Khan a fianco del già Coo di Luxottica Massimo Vian, il leader mondiale dell’occhialeria cerca di voltare pagina dopo due mesi di tempesta. Da settembre il gruppo ha perso due CEO, prima Andrea Guerra che ha lasciato dopo dieci anni per contrasti con il fondatore Leonardo del Vecchio poi, a distanza di sole sei settimane, il suo successore Enrico Cavatorta.I due addii ravvicinati hanno incrinato la fama di Luxottica come una delle poche aziende a controllo familiare ad aver affidato la gestione a figure indipendenti esterne.Oggi, secondo il proprietario dei marchi Oakley e Ray Ban, il doppio vertice si adatta meglio ad un gruppo con 73.000 dipendenti e una rete di distribuzione wholesale e retail che va dagli Stati Uniti alla Cina.Con una comunicazione interna Del Vecchio, tornato in sella a seguito del terremoto al vertice, ha assicurato ai dipendenti che farà un passo indietro una volta che il nuovo management assumerà l’incarico a gennaio. Ma, secondo attuali ed ex manager di Luxottica, un’altra ragione dietro al nuovo assetto è che il patron del gruppo non vuole concentrare tutto il potere in una sola figura dopo la rottura avvenuta con Guerra.”E’ evidente anche l’intento dell’azionista di maggioranza di dividere, oltre che le responsabilità, il potere”, fa notare Maurizia Iachino Leto di Priolo di key2people executive search.Ma mettere due figure sulla plancia di comando, secondo gli esperti, è una scommessa rischiosa.Secondo John Morris, un CEO coach e adviser della UCLA Anderson School of Management, un simile assetto manda un messaggio sbagliato al mercato sulla strategia dell’azienda e può comportare una minore responsabilizzazione dei vertici.”L’adozione di un modello con due CEO è spesso sintomo di debolezza.